Chi Sono

L’artista sarda Aurelia Nudda, nasce a Nuoro il 2 Giugno del 1979, cresce a Bono, un paese dell’entroterra sardo, dove frequenta le scuole fino al diploma di maturità al liceo scientifico, per poi proseguire il suo sogno iscrivendosi all’accademia di Belle Arti di Sassari, dove si laurea in scultura a pieni voti, il 4 Luglio del 2002. Rimane nel suo paese natio fino all’età di 30 anni, creando le sue opere in una piccola bottega d’arte, per poi partire in costa Smeralda per lavoro, sempre nell’ambito artistico. In Gallura ha costruito il suo futuro, la sua nuova famiglia, vive a Telti, col marito e i loro amati figli.

Aurelia Nudda utilizza la sua arte anche per insegnare pittura e scultura ai diversamente abili e ai detenuti. L’arte, dice la Nudda, non dev’essere concepita unicamente come oggetto ornamentale, ma anche come cultura, come mezzo di comunicazione e di aiuto verso gli altri e verso noi stessi. Fin da ragazzina partecipa a tanti eventi d’arte ricevendo prestigiosi riconoscimenti che le permettono di espandere la sua fama in tutta la Sardegna oltrepassando il mare ed esponendo così a Venezia, Bassano Del Grappa, Genova, Palermo, Monreale, Milano, Bologna, Roma, fino a varcare i confini anche della penisola arrivando a Bucarest, Bruges, Barcellona, Parigi, New York. Alcune opere della Nudda son state archiviate e numerate per una prestigiosa collezione privata di Vittorio Sgarbi. Altri nomi importanti nel campo dell’arte internazionale compaiono nelle sue mostre collettive, come Philippe Daverio, Edoardo Silos Labini, Sandro Serradifalco.

Vari critici noti scrivono su di lei. Per citarne alcuni:

  • Paolo Levi, Critico e Curatore d’Arte, Giornalista, Saggista:

“Ciò che colpisce nelle opere di Aurelia Nudda, scultrice e pittrice, è proprio il suo potere, quasi magico, di infondere nelle sue composizioni la potenza delle emozioni, della profondità e sonorità del suo io, di saper entrare e leggere la realtà che la circonda ed in cui vive.
L’arte nel suo caso é in grado di veicolare sensazioni e riesce ad incidere nell’animo del fruitore un’immagine di forza, di armonia, di spontaneità.”

  • Serena Carlino, Consulente Artistico ed Editoriale, Curatore d’Arte:

“Le composizioni di Aurelia Nudda appaiono permeate di silenzi profondi e di spiritualità autentica. Carica di suggestione, la sua arte tocca le corde più intime dell’anima che risuonano qui come un appello alla meditazione e a un atteggiamento di ascolto, alla ricerca di una dimensione e di verità trascendenti. Un percorso costante,frutto di studio ma anche di memorie, di sentimenti, di rinascite, per scoprire e condividere con il fruitore il vero significato della vita.

La sua arte è frutto di passione, ricerca, talento, racconta le sfaccettature della sua anima. Ci insegna ad andare oltre, a percepire l’emozione che si nasconde dietro la rappresentazione estetica e ci racconta il mondo nelle sue infinite sfumature. Mi ha regalato spunti di riflessione dando voce ai più profondi silenzi, la possibilità di evadere talvolta, attraverso un linguaggio artistico personale, un perfetto compromesso tra tecnica, tradizione e innovazione.”

  • Marco Rebuzzi, Critico d’Arte e Conservatore del Museo Gonzaga a Mantova:

“Le opere di Aurelia Nudda possono essere viste come un repertorio di soggetti filtrati dalla mente e dalla sensibilità dell’artista ed espressi tramite un disegno accurato e raffinate scelte cromatiche, impostate su delicati giochi tonali. Sono narrazioni visive concepite per esplorare l’interiorità dei personaggi, raffigurati simbolicamente su sfondi informali e indefiniti per sottolinearne la dimensione emblematica che travalica le contingenze del reale. L’aura romantica che pervade queste opere esprime un messaggio di amore profondo per la vita in tutte le sue sfaccettature.”

  • Angelo Crespi, Giornalista, Saggista, Critico d’Arte e Curatore di Mostre:
“Una predilezione per le tinte cupe – accese da rossi improvvisi – scandisce il lavoro di un’artista dalla forte connotazione drammatica. E se il mito è raccontato da una Medea sconvolta sui corpi dei figli da lei stessa uccisi, la narrazione di un incendio si trasforma in una visione apocalittica di visi urlanti, graffiati sulla tela con un gesto duro e immediato.”